Riportiamo di seguito un'intervista di Luca De Carolis ( Il Fatto Quotidiano ) al Presidente emerito della Consulta, Paolo Maddalena. Per chi non l'avesse letto .....
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Nel
momento in cui si accusa la
Consulta di essere una casta, siamo già allo sbriciolamento
della democrazia. Non si possono toccare i
pilastri dello Stato”. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Paolo
Maddalena, commenta con durezza le reazioni (anonime) alla sentenza con cui la
Consulta ha bocciato la norma Fornero sulle pensioni. Ed è
sferzante sulle leggi più rilevanti del governo Renzi, dallo Sblocca Italia
fino all’Italicum: “Cambia di fatto la forma di governo, introducendo il
presidenzialismo. Ma questo si può fare con una riforma della Costituzione, non
tramite una legge elettorale”.
la
Consulta. Dopo le polemiche per la sentenza sulle pensioni, c’è chi
già scrive e parla di pressioni prossime venture sull’Italicum.
Sono certo che la Corte
rimarrà insensibile a ogni pressione esterna. E comunque io, in nove anni alla
Consulta, non ne ho mai subìte in via diretta.
Nei Palazzi hanno accusato la Corte di essere “una casta”.
Ma quale casta, se si dicono cose del genere si sbriciola tutto. Siamo alla
fine dello Stato.
Partiamo dalla
sentenza sulle pensioni, la 70 del 2015. Ora lo Stato dovrà trovare svariati
miliardi. Lei come la giudica?
La materia è complicata, ma la sentenza mi pare ragionevole. La Consulta ha valutato che,
con il blocco alla rivalutazione delle pensioni, tanti lavoratori avrebbero
perso per sempre risorse. Un danno forte, tanto più che si parlava comunque di
pensioni non molto alte.
La
vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta (Pd), obietta: “La sentenza non ha
bilanciato il principio dell’equità con quello del vincolo di bilancio, sancito
dall’articolo 81 della Carta”.
Siamo nel campo del bilanciamento dei valori costituzionali. La sentenza
afferma con buona dose di realismo che non possono essere scavalcati il
principio della proporzionalità della pensione, derivante dall’articolo 36
della Carta (“Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla
quantità e qualità del suo lavoro”) e quello della sua adeguatezza, sancito
dall’articolo 38: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati
mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,
invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Inoltre, la Consulta censura la norma
nel punto in cui giustifica il blocco della rivalutazione con “esigenze di
bilancio”. Ecco, il governo doveva spiegare meglio queste esigenze.
Insomma,
Consulta promossa.
Non giudico i colleghi. Dico
però che questa sentenza mi pare anche un segnale, un modo per dire che non si
possono sempre soffocare i lavoratori, chiedendo loro sacrifici. Anche se forse
questo è oltre le intenzioni di chi l’ha redatta.
Anche questo
governo sta chiedendo troppo ai lavoratori?
Questo esecutivo sta portando avanti una politica neo liberista esasperata,
come prova lo Sblocca Italia, per me inaccettabile. Sto girando l’Italia per
presentare un mio libro (Il territorio bene comune degli italiani, edito da
Donzelli, ndr) e sto toccando con mano quanto sia profonda la crisi, non certo
congiunturale.
Quindi…
Quindi il tema è che per uscirne serve lo sviluppo, come diceva Carlo Azeglio
Ciampi. Stiamo finanziando le grandi imprese e le banche, che i soldi se li
mettono in tasca. E invece dovremo puntare su altro, a cominciare dalla messa
in sicurezza del territorio. Serve una redistribuzione del reddito.
Sindacati e
opposizioni hanno ventilato l’incostituzionalità del Jobs Act. Lei che ne
pensa?
La libertà di licenziare, con la sostituzione del principio del reintegro con
quello dell’indennizzo, è gravemente incostituzionale. Va contro i diritti
della persona.
Inevitabile
chiederle ora della legittimità dell’Italicum…
A me pare molto simile al Porcellum. Ma il nodo principale è che questa legge
cambia la forma di governo. Introduce il presidenzialismo, dando tutto il
potere a un uomo solo: e io c’ero quando comandava uno solo. Inoltre la soglia
del 40 per cento per il premio di maggioranza a mio avviso è troppo bassa.
Quanto
serviva?
Almeno il 45 per cento. La famosa legge truffa del 1953 prevedeva il premio per
chi avesse preso il 50 per cento più uno dei voti. Con questo Italicum siamo
fuori della razionalità.
Il referendum
sulla legge è tecnicamente possibile?
Certo, come per ogni legge.
La Consulta è priva di due membri, e tra poco i giudici
mancanti diventeranno tre. Quanto influirà sulle nomine del Parlamento la
partita dell’Italicum?
La politica sarà molto attenta, visti i temi sul piatto. Queste nomine
peseranno.
Sia sincero, per la Consulta arriveranno mesi
complicati?
Io ho conosciuto una Corte che ha fatto del bene all’Italia. Non abbiamo mai
tenuto conto di quanto si diceva fuori. E quella rimane la linea da tenere.