venerdì 8 marzo 2013

Ospedale di Magenta : ‘Turni discriminatori’ per le madri: vanno a lavoro con figli in braccio per protesta

Si occupano delle pulizie nell'ospedale di Magenta, in provincia di Milano. "Chiedono solo di avere un orario compatibile con il loro doppio ruolo di mamme e dipendenti", dice Piero Speciale, funzionario Cub che segue il caso. Intanto dopo il gesto simbolico, non hanno più trovato i loro cartellini


 “Il datore di lavoro ci discrimina perché madri oltreché donne? E noi ci presentiamo al lavoro con i nostri figli in braccio”. Ospedale civile Fornaroli di Magenta, via Donatori del Sangue, provincia di Milano. E’ partita da qui la protesta delle lavoratrici della “Team Service”. Per un intero mese hanno svolto i propri compiti in silenzio subendo le imposizioni dei nuovi capi cantiere della società che ha vinto l’appalto per i servizi di pulizia del centro sanitario lo scorso 1 febbraio. Alledipendenti, giovani madri, sono stati dati turni infattibili e, dopo aver esposto le proprie difficoltà ai superiori, hanno subito anche la riduzione drastica dell’orario lavorativo.
“Ci impongono il turno 6-9, orario insostenibile avendo dei bambini: iniziando così presto infatti, diventa difficile anche solo portare i nostri figli a scuola o trovare baby sitter disponibili”, spiegano le dipendenti. Sostenute dalla Cub, Confederazione unitaria di base, che ha proclamato uno stato di agitazione e chiesto un incontro con il prefetto, le giovani madri hanno deciso di denunciare la situazione. E lo hanno fatto in un modo gentile, pacato, seppur colmo di rabbia e preoccupazione: recandosi sul posto di lavoro con i propri figli, sotto gli occhi curiosi delle infermiere e dei pazienti. All’azione delle lavoratrici è corrisposta però una reazione non altrettanto pacata da parte dell’azienda: “Come ogni mattina abbiamo indossato la divisa da inservienti, bianca a righe verdi, e alle sei del mattino ci siamo recate puntuali sul luogo di lavoro – racconta Rossella, 30 anni e due bambini piccoli – ma ecco la sorpresa: nell’ufficio non c’erano più i nostri cartellini di dipendenti”.
Puliscono, spazzano per terra, riempiono e svuotano i sacchi dell’immondizia dai pannoloni dei degenti. Lo hanno sempre fatto, senza lamentarsi. Ed è quello che vogliono continuare a fare: è il loro lavoro, un diritto, e ne hanno bisogno per sopravvivere. “Chiedono solo di ottenere un orario più civile, almeno ora che i figli sono piccoli. Iniziare alle 9 invece che alle 6: una convenzione, unacollaborazione umana che dovrebbe essere garantita”, dichiara Piero Speciale, funzionario Cub che sta seguendo il caso.  
“Sapete con tre figli piccoli quanto mi costa al mese l’ora di lavoro dalle 6 alle 9 del mattino? 170 euro per l’asilo nido privato, 20 euro per il pre-scuola del figlio che va alle elementari e 280 euro di tata per la mia bimba più piccola, ha appena compiuto dodici mesi”. Se si calcola che queste donne guadagnano 500 euro al mese pur lavorando tutti i giorni, i conti di quanto rimane in tasca a fine mese sono presto fatti.
“Fortunatamente io ho un compagno che mi aiuta – spiega Desy – altrimenti non saprei come fare”. E infatti altre colleghe il ‘lusso’ di lavorare in ospedale pulendo le piastrelle del pavimento e lavare i bagni dei pazienti non possono più permetterselo.

mercoledì 6 marzo 2013

Di amianto si continua a morire



<Paolone non ce l’ha fatta>. Tiberio Paolone, 54 anni, è morto sabato notte. Me lo dicono i suoi amici, le persone che hanno lavorato con lui, domenica, a un pranzo sociale organizzato dal Movimento dignità e lavoro a Magenta (Milano). Lo dicono a bassa voce. Io Tiberio non lo conoscevo. Chiedo di cosa è morto. <Amianto>.  Si chiama mesotelia maligno monofasico epiteliomorfo la malattia che colpisce le persone che come lui sono state esposte e hanno respirato l’amianto. Tiberio Paolone, che viveva a Sedriano (Milano) la sua storia l’aveva raccontata sul sito dell’Aiea (Associazione italiana esposti all’amianto), lo scorso dicembre. L’assunzione nel 1981 alla Fiam (fabbrica italiana ascensori montacarichi), i turni alla puntatrice singola, il primo contatto con l’amianto, attraverso i guanti e i grembiuli, <necessari> per quell’attività. Nel 1987 divenne delegato sindacale, l’anno successivo iniziò la sua battaglia per eliminare l’amianto in fabbrica. Raccontava anche della scoperta della sua malattia, nel 2010, il ricovero in ospedale. E attaccava la legge di Riforma delle pensioni del dicembre 2011, che ha allungato l’età pensionabile e, pur riconoscendo <deroghe a categorie deboli>, non ha incluso in quel gruppo le persone che hanno contratto un tumore a causa dell’amianto. <La nuova riforma delle pensioni è impostata sull’aumento della speranza di vita, la legge n. 257 del 1992, che ha bandito l’amianto in Italia, ha individuato dei benefici contributivi come oggettiva conseguenza della diminuzione della speranza di vita per i malati colpiti da patologie correlate all’asbesto. Com’è possibile che la nuova normativa non ne abbia tenuto conto?>, scriveva Paolone. Ha cercato più volte di contattare il ministro del Lavoro Fornero, per avere una risposta a quella domanda. Il titolare di quel dicastero non gli ha mai risposto direttamente. Chi lo ha fatto al posto suo, ha sempre negato a Tiberio e a tutti gli ammalati di amianto la possibilità di vedersi riconosciuta quella deroga.
Lo scorso ottobre, partendo dalla storia di Tiberio, il senatore Pd Felice Casson ha presentato un’interrogazione parlamentare, sottolineando che “per il mesotelia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si ferma poco al di sotto del 20% nella fascia di età compresa fra i 45 e i 54 anni e diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età, ed attualmente non esistono cure per estirparlo definitivamente”. E chiedendo al ministro del Lavoro se intendeva assumere iniziative, normative o politiche, per chiarire nel testo della legge le categorie “deboli” aventi diritto alla deroga. E se non ritenga <che i grandi invalidi del lavoro e i malati di mesotelioma possano essere considerati categorie deboli>. Non c’è stata nessuna risposta.

venerdì 1 marzo 2013

...e noi ne costruiamo un altro !


venerdì 22 febbraio 2013

Domenica 3 marzo, col Movimento Popolare Dignità e Lavoro, ricordiamo grandi Donne, parliamo di diritti e lavoro, anticipiamo l'8 marzo.


Anche quest'anno vogliamo esserci per  la Festa della Donna, ricordando le Donne, e mettendo da parte , per una sola volta, il nostro internazionalismo, vogliamo indicare grandi Donne Italiane, molte, ingiustamente poco ricordate o addirittura sconosciute. Una brevissima sintesi per ognuna di quanto più significativo loro appartiene.

Lidia Beccaria Rolfi, 1925-1996, piemontese, maestra elementare di famiglia contadina, antifascista, partigiana piemontese deportata nel campo nazizsta di Ravensbruck. Nel racconto del suo ritorno dal lager parla dell'infanzia sotto il nazismo, parla di scolari e scolare tedeschi violentemente socializzati alla guerra ed alla riproduzione. Dopo il lager, diceva, era stata tutta vita regalata.
Maria Caniglia, 1906-1979, napoletana, è considerata una delle cantanti liriche più rappresentative e popolari di ogni tempo. Memorabile interpetre di Wagner, si esibì nei principali teatri del mondo : in Italia al Carlo Felice di Genova, al Teatro Reale dell'opera di Roma, al Politeama di Firenze, all'Arena di Verona, al Comunale di Bologna, al San Carlo di Napoli, alla Scala di Milano. All'estero calcò i prestigiosi palcoscenici del Covent Garden di Londra, dell Metropolitan di New York, del Colon di Buenos Aires.
Felicita Ferrero, 1899 - 1984, torinese, figlia di operai. Aderisce al Partito Comunista, ma matura un giudizio assai critico sul ruolo assegnato alle donne anche nel Pci. Antifascista, viene arrestata e condannata a sei anni di carcere. Emigrata in Unione Sovietica paradossalmente subirà ingiuste accuse di tradimento al Comunismo. A fine guerra rientrerà in Italia restando fedele, sino alla morte, agli ideali del socialismo umanitario.
Rosetta Gagliardi, 1895 – 1973, milanese,fu la prima Donna Italiana a partecipare ai giochi olimpici (Olimpiadi di Anversa del 1920).
Emilia Gubitosi, 1887 - 1972, napoletana. E' stata la prima donna in Italia a conseguire il diploma di composizione ( Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli ), e a soli diciotto anni. Fu necessario chiedere al Ministro un permesso speciale, perchè all'epoca era vietato alle donne frequentare quel corso, il più alto e completo degli studi accademici di musica. In quel Conservatorio di Musica, il più antico del mondo, oggi un'aula le è intitolata.
Tina Modotti, 1896 – 1942, friulana. Nata da una famiglia operaia e socialista, segnata dalla fame, miseria e debiti. Tina , fotografa autodidatta, gira il mondo sviluppando quell'adesione politica che segnerà tutta la sua vita. Una Donna la cui vita rivela un percorso individuale fatto di ricerca espressiva, amori e scelte militanti all'interno del movimento rivoluzionario internazionale.
Pia Nelli, 1886 – 1964, palermitana, fu la prima donna siciliana a salire su una cattedra universitaria di ruolo e prima fra le matematiche italiane del Novecento. Prestigiose recensioni dicono di lei che :” possedeva l'orgoglio dell'autentico scienziato di razza, che Le impediva di mendicare i riconoscimenti e le cariche”.
Teresa Noce, 1900 - 1980 , torinese, la Estella della clandestinità e dell'emigrazione antifascista e della guerra in Spagna, comunista, poverissima e “rivoluzionaria di professione”. Lavorò presto come operaia nella Fiat Brevetti. Lì, in quel clima incandescente, incontra insieme la politica, la sinistra rivoluzionaria infiammata dall'Ottobre Sovietico ed un giovane intellettuale, Luigi Longo, da cui avrà tre figli. Nel '43, partecipando alla lotta clandestina, viene arrestata e portata nel lager di Ravensbruck. Dopo il 1946 diventa segretario generale del sindacato dei tessili contribuendo al varo di leggi per la tutela delle lavoratrici madri.
Camilla Ravera, 1889- 1988, nasce ad Aqui Terme, già ad otto anni resta fortemente impressionata da un corteo di donne scalze e malvestite :”fu allora che nacque in me coscientemente l'interesse per la condizione della Donna lavoratrice “. Protagonista con Antonio Gramsci è tra i fondatori, nel '21, del Partito Comunista d'Italia, di cui guida l'organizzazione femminile e il periodico La Compagna.
Il 10 luglio 1930, ad Arona, viene arrestata e condannata dal Tribunale Speciale a 15 anni e sei mesi di detenzione, che sconterà fino alla caduta del fascismo. Nel 1982 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini la nomina Senatrice a vita.
Un omaggio a queste Donne ed un forte augurio per un esempio alle nuove generazioni.
M.P.D.L.
Un accorato appello : il Movimento Popolare Dignità e Lavoro è da anni impegnato sul territorio in numerose  battaglie a sostegno dei diritti di tutte e tutti. Facciamo in modo che questa voce continui ad esserci, che possa crescere, che possa essere utile e di supporto a chi ha più bisogno. Ti chiediamo di partecipare all'incontro del 3 marzo prossimo, prepareremo la festa della donna, ma parleremo di diritti e lavoro, insieme, in tanti aderendo ad un pranzo ed alle iniziative del Movimento .



martedì 19 febbraio 2013

ARPA e ASL dove siete ?


Il giorno 13.02.2013, l'Amministrazione Comunale ha organizzato un incontro tra la Cittadinanza, l'agenzia per l'ambiente ARPA e l'Azienda Sanitaria Locale. Il tema era la salute dei Cittadini in funzione dell'ambiente con particolare riferimento alle emissioni in aria.
Dobbiamo dare atto all'amministrazione comunale di aver avviato un' inversione di tendenza rispetto alla passata amministrazione dove il tema ambiente era praticamente un tabù. Non si ricorda, a memoria, durante la passata amministrazione, una serata spesa in funzione di un incontro e confronto tra le istituzioni e la Cittadinanza su temi ambientali. Credo di ricordare, invece, che purtroppo quell'amministrazione si fosse distinta per modificare, in peggio, ad esempio, la zonizzazione acustica alla Città e che, pur dovendo, essere discussa in Consiglio Comunale, la delibera fu approvata in un modo indecente. Il “confronto” con le minoranze si sintetizzò in una minaccia di adire le vie legali qualora qualcuno avesse osato dubitare della trasparenza dell'iter percorso da dirigenti e dall'amministrazione stessa. Se la memoria non mi ha abbandonato , ricordo che fu elevato il grado di zonizzazione acustica in una parte della città (zona nord) entro cui insisteva (ed insiste) un'azienda che si è distinta sempre anche per emissioni in aria ricche di polveri. I Cittadini esausti anche per la sopportazione di continui elevati rumori, spesse volte avevano fatto presente all'amministrazione di tale disagio ricevendo in cambio una nuova zona acustica che di fatto, senza colpo ferire, consentiva a quell'azienda di continuare ad emettere rumore, addirittura ad un livello più alto.
Fatti i dovuti distingui tra le amministrazioni ( l'avremmo fatta anche a colori invertiti), entriamo invece nel merito della discussione. ARPA ed ASL hanno fatto clamorosamente cilecca. Ci dispiace dirlo, ma ARPA ha scodellato una serie infinita di grafici conditi da una terminologia tecnica ed incomprensibile alla maggior parte della gente. ASL, invece, ha fornito ulteriori dati in forma meno criptata, ma d'impatto sicuramente discutibile generando tra il pubblico azioni correttive contro la iettatura ed affinità. Ma ciò che ha fatto comprendere, qualora ce ne fosse stato bisogno, quanta ancora sia enorme la distanza tra la gente e le istituzioni è stata l'assoluta assenza di risposta, da parte di ARPA ed ASL, a due, solo due, questioni sollevate dalle domande del pubblico presente in sala. Ricordiamo che ASL 1 ed ARPA sono agenzie del territorio, il che vuol dire che dirigenti, tecnici ed operatori dovrebbero conoscere a menadito ciò che accade, in tema ambientale, sul territorio.
Il Movimento Popolare Dignità e Lavoro chiede di conoscere lo stato dell'arte in merito allo smantellamento di Novaceta, spacciato per messa in sicurezza dello stabilimento, ed alla successiva “bonifica”, tutt'ora in corso, condotta in maniera selvaggia, irresponsabile e non trasparente. Ricordiamo solo che ARPA ed ASL sono intervenuti solo a seguito di formali denunce fatte dal Movimento, che la Polizia Locale è intervenuta sempre a seguito di denunce del Movimento e che ha dovuto certificare la presenza di decine di fusti contenenti prodotti non identificati, di oltre 40.000 litri di acetone stoccati in serbatoi interrati e di non definite quantità di amianto collocato in zone non mappate dello stabilimento.
La seconda questione posta da una cittadina e da un cittadino era quella relativa alle emissioni di polveri prodotte da una fonderia in zona nord e della promiscuità di questa con asili nidi e scuole materne.
Ebbene su entrambe le questioni, i relatori della serata , all'unisono, non hanno risposto poiché NON A CONOSCENZA DI QUEI PROBLEMI .
Chiediamo ad ARPA ed ASL di rendere pubblici i verbali relativi ai sopralluoghi effettuati all'interno di Novaceta ( ed in tutti gli altri siti dismessi del territorio ), le azioni proposte ed i controlli in corso, e chiediamo all'Amministrazione Comunale di Magenta la possibilità di istituire un comitato di cittadini esperti dei luoghi di lavoro dismessi affinchè si verifichi e si certifichi, con estrema puntualità, lo stato di salute del nostro territorio.
Mario De Luca
Movimento Popolare Dignità e Lavoro