venerdì 8 marzo 2019

Lettera aperta alla D.ssa Calati , Sindaco di Magenta.

Gentile Dott.ssa Calati,

sarà certamente a conoscenza dell’esito del processo Novaceta , il cui primo grado si è concluso con la condanna di ben 17 degli ex manager, ai quali sono state inflitte pene importanti.
Il Tribunale ha anche riconosciuto il danno non patrimoniale agli ex dipendenti che si erano costituiti parte civile. E’ stato, questo, un riconoscimento importante, che ha restituito dignità, sottratta, a quei lavoratori già dal lontanissimo 2003, allorchè “barbari imprenditori”, mentre chiedevano alle istituzioni locali nuovi insediamenti “produttivi”sul territorio magentino, dall’altro programmavano immani speculazioni immobiliari.
Sarà certamente a conoscenza che, già in quel lontano 2004, una mozione, presentata dal sottoscritto in Consiglio Comunale, e passata  all’  “unanimità” vincolava ad uso industriale,  l’area Novaceta . Evidentemente, quell’impegno preso dall’allora amministrazione Del Gobbo, non fu sufficiente. Il progetto dei poteri forti era già partito, inarrestabile e distruttivo, nonostante decine di segnalazioni trasmesse dal gruppo del Movimento Popolare Dignità e Lavoro alle istituzioni locali, provinciali  e regionali.
Nel corso di questi lunghissimi 16 anni, le Amministrazioni che si sono succedute, non hanno “valutato” il danno enorme che si presentava, non solo alle famiglie dei dipendenti Novaceta ed al relativo indotto, ma anche il mancato reddito all’intera Comunità Magentina. In questi giorni, nel nostro Comune, leggiamo di commercianti disperati che sono costretti a chiudere le attività oppure ad esercire in perdita. Ma come avrebbe potuto reggere l’economia locale se sul territorio venivano sottratte risorse enormi ?
Mi permetto di fare un solo esempio: per ogni 1000 posti di lavoro, è venuto a mancare un gettito “vivo” di oltre 18.000.000,00  di euro /anno, ovvero oltre 280.000.000,00 euro nel periodo 2003- 2019.
Pensi che, nelle sole casse comunali, nel periodo, per ogni 1000 posti di lavoro, si è avuto un mancato versamento Irpef ,  0,87%,  di circa 2.500.000,00 euro.
Il dato indicato è sottostimato, poiché, nel periodo, oltre a Novaceta, cessavano l’attività, o
delocalizzavano, tantissime altre aziende, Bruno Romeo, Reno de Medici, Esab, Gaggia…e, negli ultimi mesi, anche STF.
Nel frattempo, la politica e le istituzioni locali, davano il benvenuto ai “barbari imprenditori”, senza effettuare alcun controllo, concedevano (e concedono ancora adesso) licenze per decine di supermercati che, a loro volta, promettevano infrastrutture e posti di lavoro, per poi, come sta accadendo in questi giorni, licenziare decine di dipendenti sostituiti da casse automatiche o da “magazzinieri-robot”. Insomma, il profitto innanzitutto, per pochi, a discapito del lavoro e dell’esistenza di molti !
La sentenza del Tribunale di Milano del 18 febbraio contro i “manager” Novaceta non lascia spazio a dubbi : chiudere le aziende per mettere in pista speculazioni enormi, così è stato e così sarà ancora se non si interviene immediatamente.
Il territorio, ed in particolare le Amministrazioni locali, dovrebbero dare spazio ad un avvenimento così importante. Dovrebbero cogliere l’occasione per meditare su quanto accaduto e studiare nuove metodologie per incentivare il lavoro, il lavoro, il lavoro !
Gli ex Lavoratori hanno condotto una lunghissima battaglia di civiltà, sul territorio, nel Comune di Magenta, hanno dato l’esempio di come battaglie giuste devono essere perseguite e condotte fino in fondo, nell’interesse di tutte e tutti. Una vittoria, unica, che da lustro alla nostra comunità, eppure, la Sua amministrazione non ha speso ancora una sola parola. Crediamo che i molti impegni della Giunta Magentina rispettino una scala di priorità ed attendiamo, con tranquillità, il nostro turno.
Crediamo, inoltre, che sia opportuno mettere a conoscenza i Cittadini in merito al futuro utilizzo degli  “osceni deserti” delle aree ex industriali e di quelle aree, invece verdi, ripulite e salvate dal degrado da volontari concittadini.
E’ così difficile, Dott.ssa Calati, dare una risposta e concederci un incontro ?

Per il MPDL : Mario De Luca

Magenta, 06 marzo 2019

giovedì 28 febbraio 2019

“Io, ex vicesegretario dell’Onu vi spiego il grande imbroglio della crisi in Venezuela, tra Wall Street e petrolio” - Il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuela nel 2017, Alfred De Zayas, propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.

di  |, 27 Febbraio 2019

Se c’è una lezione che si impara dirigendo una grande organizzazione internazionale come l’Onu è che, nelle cose del mondo, la verità dei fatti raramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi giorni si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione.
Il principale mito da sfatare riguarda le cause di fondo del dramma venezuelano. I media occidentali non hanno avuto dubbi nell’additare gliesecutivi succedutisi al potere dopo l’elezione del “dittatore” Chávez alla presidenza nel 1998 come unici responsabili della crisi, nascondendone la matrice di gran lunga più importante: le barbare sanzioni americane contro ilVenezuela decise da Obama nel 2015 e inasprite da Trump nel 2017 e nel 2018.
Spese sociali mai così alte. La “dittatura” di Chávez, confermata da 4 elezioni presidenziali e 14 referendum e consultazioni nazionali successive, è stata condotta sotto il segno di uno strappo radicale con la storia passata del Venezuela: i proventi del petrolio sono stati in massima parte redistribuiti alla popolazione invece che intascati dall’oligarchia locale e imboscati nelle banche degli Stati Uniti.
Nonostante Chávez abbia commesso vari errori di malgoverno e corruzione tipici del populismo di sinistra – errori confermati in seguito dal più deboleMaduro – sotto la sua presidenza le spese sociali hanno raggiunto il 70% del bilancio dello Stato, il Pil pro capite è più che triplicato in poco più di 10 anni, la povertà è passata dal 40 al 7%, la mortalità infantile si è dimezzata, la malnutrizione è diminuita dal 21 al 5%, l’analfabetismo è stato azzerato e il coefficiente Gini di disuguaglianza è sceso al livello più basso dell’America Latina (dati Fmi, Undp e Banca Mondiale).

Ma la sfida più temeraria lanciata dal Venezuela “socialista” è stata quella contro l’egemonia del dollaro. L’economia ha iniziato a essere de-dollarizzata favorendo investimenti non statunitensi, tentando di non farsi pagare in dollari le esportazioni, e creando il Sucre, un sistema di scambi finanziari regionali basato su una cripto-moneta, il Petro, detenuta dalle banche centrali delle nazioni in affari col Venezuela come unità di conto e mezzo di pagamento. Il tempo della resa dei conti con il Grande Fratello è arrivato perciò molto presto. Molti hanno evocato lo spettro del Cile diAllende di 30 anni prima.
Ma il Venezuela di oggi è preda ancora più consistente del Cile. Dopo laRussia, è il Paese più ricco di risorse naturali del pianeta: primo produttore mondiale di petrolio e gas, secondo produttore di oro, e tra i maggiori diferro, bauxite, cobalto e altri. Collocato a tre ore di volo da Miami, e con 32 milioni di abitanti. Poco indebitato, e capace di fondare una banca dello sviluppo, il Banco do Sur, in grado di sostituire Banca Mondiale e Fondo monetario come sorgente più equa di credito per il continente latinoamericano.

È per queste ragioni che la “cura cilena” è inizialmente fallita. Il tentato golpe anti-chavista del 2002 e le manifestazioni violente di un’opposizione divenuta eversiva e anti-nazionale, si sono scontrati con un esecutivo che vinceva comunque un’elezione dopo l’altra. Perché anche i poveri, dopotutto, votano. L’occasione per chiudere la partita si è presentata con la morte diChávez nel 2013 e il crollo del prezzo del petrolio iniziato nel 2015.
La strategia delle sanzioni – La raffica di sanzioni emesse l’anno dopo con il pretesto che il Venezuela fosse una minaccia alla sicurezza nazionale degliUsa mettono in ginocchio il Paese. Il Venezuela viene espulso dai mercati finanziari internazionali e messo nelle condizioni di non poter più usare i proventi del petrolio per pagare le importazioni. Quasi tutto ciò che entra in un’economia che produce poco al di fuori degli idrocarburi deve essere pagato in dollari contanti. E le sanzioni impediscono, appunto, l’uso deldollaro. I fondi del governo depositati negli Usa vengono congelati osequestrati. I canali di rifinanziamento e di rinegoziazione del modesto debito estero del Venezuela vengono chiusi. Gli interessi sul debito schizzano in alto perché le agenzie di rating al servizio di Washington portano il rischio paese a cifre inverosimili, più alte di quelle della Siria. Nel 2015 lo spread del Venezuela è di 2 mila punti, per raggiungere e superare i 6 mila nel 2017.

Gli economisti del centro studi Celag hanno quantificato in 68,6 miliardi di dollari, il 34% del Pil l’extra costo del debito venezuelano tra il 2014 e il 2017. Ma il più micidiale degli effetti del blocco finanziario del Venezuelaè il rifiuto delle principali banche internazionali, sotto scacco americano, di trattare le transazioni connesse alle importazioni di beni vitali come il cibo, le medicine, i prodotti igienici e gli strumenti indispensabili per il funzionamento dell’apparato produttivo e dei trasporti. Gli ospedalivenezuelani restano senza insulina e trattamenti antimalarici. I porti del paese vengono dichiarati porti di guerra, portando alle stelle le tariffe dell’import-export. Il valore delle importazioni crolla da 60 miliardi di dollari nel 2011-2013 a 12 miliardi nel 2017, portandosi dietro il tonfo del 50% del Pil.
Le banche di Wall Street – I beni che riescono comunque a essere importati vengono accaparrati e rivenduti di contrabbando dagli oligopoli dell’industria alimentare che dominano il settore privato dell’economia venezuelana. La stessa delinquenza di alto livello che tira le fila del sabotaggio del Clap, il piano di emergenza alimentare del governo che soccorre 6 milioni di famiglie. È stato calcolato che tra il 2013 e il 2017 l’aggressione finanziaria al Venezuela è costata tra il 110 e il 160% del suoPil, cioè tra i 245 e i 350 miliardi di dollari. Senza le sanzioni, l’economia del Venezuela, invece di dimezzarsi, si sarebbe sviluppata agli stessi tassi dell’Argentina.

Durante il 2018 si sviluppa in Venezuela una crisi umanitaria interamente indotta. Che si accompagna a un’iperinflazione altrettanto fasulla, senza basi nei fondamentali dell’economia, determinata da un attacco del mercato nero del dollaro alla moneta nazionale riconducibile alle 6 maggiori banche d’affari di Wall Street.
È per questo che il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuelanel 2017, Alfred De Zayas (di cui non avete mai sentito parlare ma che contiene buona parte dei dati fin qui citati), propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.
* Vicesegretario Generale dell’Onu dal 1997 al 2002



martedì 20 novembre 2018

Movimento Popolare Dignità e Lavoro...ci siamo !

Ciao a tutte / i

è un po’ di tempo che il nostro blog è muto. L’ultimo articolo è relativo al 1° maggio scorso, la festa del lavoro che il Movimento Popolare Dignità e Lavoro aveva organizzato all’interno della sede Ri-Parco Bene Comune di Magenta.
Eravamo nel periodo post elettorale e dell’insediamento del nuovo governo, eravamo appena dopo la ,prevista, disfatta del PD di cui attendiamo ancora oggi dichiarazioni di responsabilità. Eravamo appena dopo la disgregazione di tutte le componenti di sinistra, ancora una volta preannunciata da facilissime previsioni. Una sinistra che ha perso, negli anni, la voglia di scendere in piazza, attivarsi nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, schierarsi incondizionatamente dalla parte della gente, come diremo dopo, dalla parte del popolo.
Avevamo sperato, prima delle elezioni, che una “Rinascita” delle forze di Sinistra, dopo aver subìto la gestione liberista dei governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, potesse almeno reagire verso quelle evidenti mire di espansione populista e di governo della Lega  e del M5S.

Perché “facili previsioni” ?  
Di seguito riportiamo un documento, redatto da Movimento Popolare Dignità e Lavoro, inedito. Avremmo voluto leggerlo durante l’incontro del 4 gennaio scorso, presso la Cooperativa Rinascita ( Ideal ) di viale Piemonte, a cui fummo invitati dalla costituente formazione di Potere al Popolo. Il documento non fu letto poiché, in quella sede,  furono subito evidenti dissapori tra le stesse forze componenti la costituente che indussero la nostra rappresentanza alla sola presenza.


Care compagne e compagni,

il Movimento Popolare Dignità e Lavoro è una piccola entità locale nata anche a seguito di profonde delusioni che organizzazioni politiche e sindacali, di proporzioni ed importanza nazionali, hanno saputo infondere in quella parte della società che vedeva ancora, invece, la sinistra come forza anticapitalista e di opposizione alle politiche neoliberiste e vedeva, altresì, il sindacato unitario, ed in particolare la CGIL, come ultimo baluardo a difesa dei diritti dei lavoratori. Il Movimento nasce appunto nel 2008 allorchè, un patto tra dirigenti di partito, chiamato poi Arcobaleno, ci scippa della nostra identità di Partito Comunista ( eravamo quasi tutti in Rifondazione ) e contemporaneamente il maggior sindacato nazionale, consegna grandi fabbriche alla speculazione più becera.
Novaceta, tanto per restare sul territorio, ma guardate che è un laboratorio nazionale, fallisce nel 2008 e chiude definitivamente nel primo semestre del 2009. Bene, nè la politica, nè il sindacato hanno mosso un dito in una vicenda la cui puzza di speculazione edilizia si sentiva a distanza siderale. Ma Novaceta era soltanto un caso dei mille che contemporaneamente si verificavano in Italia. L’Arcobaleno non era un movimento nato dalla base, e per questo motivo era destinato a fallire, cosa che avviene in un lampo di tempo, distruggendo anche a Magenta, ma anche ad Abbiategrasso, la stessa Rifondazione Comunista che valeva circa il 7-8 per cento e Comunisti Italiani che poteva contare su un 2-3 per cento. Un caso di cannibalismo politico !  Da allora, non solo non ci siamo più ripresi, ma abbiamo dovuto assistere a governi cittadini pietosi, a Magenta come ad Abbiategrasso.
Dignità e Lavoro si è rimboccato le maniche ed ha avviato un processo politico, locale, coerente con le esigenze della gente. Un processo che si concretizzava insieme alle battaglie sul lavoro, la difesa ad oltranza dei luoghi di lavoro, la difesa dei diritti dei lavoratori, la querela fino a richiesta di condanna dei manager speculatori, la difesa della salute pubblica con decine di denunce in materia di presenza di amianto ed altri inquinanti del nostro sottosuolo e delle nostre falde.
Ci sentiamo un po’ i precursori di quei movimenti a sinistra che oggi, dopo nove anni , si materializzano in Potere al Popolo. Mentre vogliamo ricordare che il Movimento Popolare Dignità e Lavoro ha raccolto gente di sinistra, ma con sensibilità diverse e distinte. Guardiamo, comunque, con molta simpatia ed attenzione la nascita di Potere al Popolo.

Certo anche Lenin usava la parola Popolo, ma siamo in un contesto temporale diverso, ed egli intendeva, per popolo, operai e contadini sfruttati. Non riusciamo a capire la definizione odierna di Potere al Popolo.
Leggendo il programma, che si inserisce in una socialdemocrazia di sinistra, sottolineiamo che si rispolvera la concezione fiscale bertinottiana, l’uscita dai “trattati”, ma contemporaneamente se ne auspica una nuova esercitando debolissime critiche alla Unione Europea.
Al punto 7 del programma, ad esempio, si parla di nazionalizzazioni, ma anche questo capitolo viene trattato in modo marginale. Ma quando dobbiamo aspettare ancora per avere il coraggio di considerare come punto prioritario la nazionalizzazione di banche e di grandi gruppi industriali ?
Non voglio tediarvi sul capitolo tasse. Si parla di tassazione progressiva e di diminuzione complessiva , ma non si fa riferimento a chi le tasse non le ha mai pagate, alla debolezza del nostro sistema di riscossione fiscale, forte con i lavoratori e con i Cittadini comuni e debole con i grossissimi evasori.Va comunque riconosciuto ad i miei concittadini di “Io so’ pazzo” ed ai Compagni di Potere al Popolo di aver evitato il rimpasto del primo Brancaccio ( nato da persone perbene ed inquinato, in progress, da quella casta di se-dicente sinistra capeggiata da figuri come D’Alema ).
Va riconosciuto ai Compagni di Potere al Popolo il coraggio di buttarsi nella competizione politica, il coraggio nel voler riorganizzare una coalizione sociale federando, appunto, partiti, movimenti e sindacati di base in un unico fronte comune di lotta. Restano però, secondo noi, due aspetti negativi. Il primo  il “primo Brancaccio” è servito a spazzar via una certa casta, agglomeratasi altrove, ma purtroppo ha sancito o ha ufficializzato l’egemonia di una sola forza politica.  Il secondo punto è che Potere al Popolo resta bloccato proprio da quella logica che vede la federazione di gruppi pre-esistenti ( tanto per riferirci ancora all’Arcobaleno ) invece che rappresentare i non rappresentati, dare speranza a chi è sfiduciato, attingere consensi in quella metà di Italiani, il vero partito del popolo, che non vota più. L’esigenza è quello di ricostruire il Popolo che manca.
Il Movimento Dignità e Lavoro aiuterà la formazione locale di Potere al Popolo in tutte quelle forme che quest’ultima vorrà presentare, dalla raccolta firme, alla presenza ai banchetti cittadini, ma non aderirà al progetto politico. Da parte nostra, comunque, un sincero augurio di buon lavoro.
Mario De Luca
Magenta, 04.01.2018

Non avversiamo ne Potere al Popolo ne alcuna formazione di Sinistra, ma le previsioni del nostro comunicato, non letto, si sono avverate, e, ad oggi, le componenti (elettorali ) di Potere al Popolo si sono nuovamente disunite. Riteniamo che c'è assoluto bisogno di una inversione di tendenza, c'è bisogno di confronto, dialogo ed azione.
Abbiamo apprezzato molto, in questi giorni, la volontà di alcuni compagni di riprendere un dialogo a sinistra per cui rilanciamo sul territorio la nostra formazione.  Infine, a giorni, il Movimento Popolare Dignità e Lavoro attende importanti eventi e consuntiverà  anni di lotte sociali spesso oscurate da interessi beceri e di parte.

Il Movimento Popolare Dignità e Lavoro è presente nel magentino schierato nella difesa dei diritti di tutte e di tutti.


mercoledì 2 maggio 2018

1° maggio a Magenta

Un 1° maggio che, purtroppo a Magenta, da troppo tempo, è trascurato dalle Istituzioni e dalle Amministrazioni locali. Si consideri che la festa del 1° maggio al Ri-Parco ( dichiarato “Parco Pubblico” dalla precedente amministrazione ed oggetto di  “promozione e solleciti amministrativi per la collocazione a Parco Pubblico” dall’opposizione della precedente maggioranza, oggi al governo della Città ) densa di attività ed attrazioni, è stata onorata dalla sola Consigliera Silvia Minardi e dai  “militanti” di Progetto Magenta, a cui va tutto il nostro più cordiale ringraziamento.
Possiamo solo prendere atto, e dispiacerci, delle assenze, ricordando però, che l’Associazione Ri-Parco Bene Comune e tutti i partecipanti alle iniziative promosse dalla stessa Associazione, hanno posato un altro piccolo tassello per la costruzione e la realizzazione di quel processo, pensato, costruito e fortemente sostenuto, che mira alla riconsegna , al territorio, di un Parco Pubblico, da sempre, frequentato dalle Comunità del territorio.
Il  Ri-Parco, attraverso un immenso lavoro di pulizia e di recupero delle aree verdi, da parte della nostra Associazione, è già oggi ( parzialmente ) frequentabile, per cui invitiamo tutte e tutti a riappropriarsi degli storici spazi verdi che hanno caratterizzato aggregazioni sociali e momenti di svago nei decenni scorsi.
Teniamo a comunicare pubblicamente che, per la sicurezza e tranquillità di tutti coloro che volessero utilizzare le strutture esistenti ( pista atletica, campetto bocce, spazi aperti ed a breve il campo calcio ), il cui accesso è libero e gratuito per tutti, l’Associazione Ri-Parco Bene Comune ha stipulato un’Assicurazione attraverso una Primaria Agenzia della Città, il cui titolare ha donato l’intero importo del premio assicurativo ed ha voluto rimanere anonimo. Un grande gesto di un  Signore magentino !
Ritorniamo alla festa del 1° maggio, sorta , quindi, anche su conferme solidali come la presenza di Ri-Maflow di Trezzano sul Naviglio ( fabbrica recuperata dopo le devastazioni speculative ed oggi, come sottolinea Rei-News 24 “ Cittadella dell’altra Economia “ ) che ha presentato l’Amaro Partigiano, un amaro naturalissimo, prodotto grazie ad un’esclusiva e “maniacale” ricerca di componenti assolutamente naturali, raccolti nei luoghi e nelle stagioni giuste.
Ha contribuito alla realizzazione della  festa magentina anche RiMake, la cui storia preferiamo ricordarvela dalle parole di Dario : “sono qui per raccontarvi due storie, una opposta all’altra. La prima è la storia di un proprietario che finisce in bancarotta, e abbandona in mano a un curatore fallimentare un enorme edificio nel quartiere Affori a Milano, una ex banca. Quest’edificio rimane vuoto e deserto per dieci anni, uno dei tanti mostri di cemento silenziosi che troviamo ovunque per la nostra città. A questo punto, comincia la seconda storia. Il 14 maggio 2014 si riaprono le porte dell’ex banca abbandonata e per quattro lunghi e intensi anni i progetti di solidarietà, raccolti sotto il nome di Ri-Make, recuperano quel luogo, gli ridanno vita per dare risposte ai bisogni sociali attraverso il mutuo soccorso.
Una cucina popolare per il quartiere, un mercatino agricolo dei produttori FuoriMercato, l’associazione Mshikamano di lavoro solidale tra migranti e nativi, la sartoria, la falegnameria, la serigrafia Subseri, lo studio fotografico, un co-working artistico, la galleria d’arte Galleria Inconsueta, il lavoro femminista del collettivo Gramigna, le feste queer.
E qui ritorna la prima storia a opporsi alla seconda: i curatori fallimentari vogliono tornare in possesso dello spazio e, in seguito alla loro denuncia, un provvedimento giudiziario oggi rende concreta una minaccia di sgombero imminente di tutti questi progetti, queste centinaia di persone che tutti i giorni lavorano e lottano per una vita dignitosa. Nello scontro tra queste due storie c’è un significato che vogliamo condividere: difendere la solidarietà e il mutuo soccorso oggi è fare resistenza. “Liberazione” per noi significa riappropriarsi di luoghi, strumenti per una vita dignitosa.
Queste due storie raccontano cosa significa per noi essere partigiani e partigiane in ogni quartiere: significa prendere la parte di chi è sfruttata e oppressa contro chi sfrutta e opprime, la parte della solidarietà contro quella del mercato, la parte di chi apre spazi contro chi li chiude e li abbandona, la parte di chi lotta contro la violenza di genere, razza e classe contro chi la alimenta. Vi invitiamo a essere partigiani e partigiane insieme a noi, difendendo tutte e tutti insieme RiMake.

Abbiamo voluto far conoscere questa realtà, esattamente sovrapponibile con la storia  magentina di Ri-Parco Bene Comune. Non c’è  alcuna parola da aggiungere alla lucidissima analisi di Dario. Troppe RiMake e troppi Ri-Parco sono presenti nel nostro Paese, simboli, negativi, di sfruttamento, di disinteresse per un Paese, il nostro, in mano a politici-imprenditori che hanno un solo obiettivo,  cementare sempre più rapporti con la finanza speculativa e mafiosa.

L’Associazione Ri-Parco Bene Comune, per il bene comune ed a dispetto di pochi, continuerà ad esercitare la funzione sociale di cui si è caricata, con la partecipazione attiva  dei Cittadini ed in attesa di un cenno positivo da parte dell’Amministrazione Comunale.

Mario De Luca








domenica 18 marzo 2018

Amministrazione Comunale, un parere, di grazia !


 Pomeriggio di grande interesse al Ri-Parco di viale Piemonte, si è tenuta , infatti, la prima lezione di “Corso Facile di Giardinaggio “  . I relatori sono stati due persone di grande spessore, il primo, Paolo Fagnani di Arluno, vero amante della natura, della tecnica, delle innovazioni, del restauro, del recupero di quei pezzi di territorio altrimenti lasciati al degrado urbano. Un vero, scatenato, factotum. La seconda persona, che ci ha supportato in questa iniziativa, è stato il Dottor Paolo Stella della Cooperativa del Sole di Corbetta, esperto in agronomia.


Durante le quasi tre ore di “lezione”, un vero record, i partecipanti, attentissimi, hanno posto domande, hanno seguito attivamente e con continuo crescente  interesse, le nozioni che i due Paolo , con chiarezza e competenza fornivano loro.
La partecipazione al “corso” è stata eccezionalmente elevata, un vero record di affluenza presso la saletta Ri-Parco. Un numero di persone addirittura superiore alle precedenti iniziative che riguardavano “l’Economia facile” tenuta dal  Prof. Michele Daniele.

Certamente un enorme grazie a Paolo Fagnani ed a Paolo Stella ed un grazie ai tanti numerosi Cittadini che hanno partecipato all’iniziativa.

Orbene, questa la cronaca, e di seguito le foto del pomeriggio al Ri-Parco, che ospiterà la “seconda lezione” sabato prossimo 24 marzo ( …e saremo già in Primavera !!! ).

Cogliamo però l’occasione per alcune osservazioni, che speriamo arrivino fino a chi ha precedententemente amministrato la Città di Magenta ed a coloro che, nel precedente mandato erano all’opposizione, ed oggi, invece, sono al governo della Città.

L’associazione Ri-Parco Bene Comune, iscritta nel registro delle associazioni magentine già dal 2015, insieme al Movimento Popolare Dignità e Lavoro presentò, durante l’amministrazione Invernizzi, una mozione di esproprio dell’area ex Cral Novaceta chiedendo che quell’area, abbandonata al degrado da molti anni dalla proprietà, fosse, invece restituita alle comunità del territorio. Tale richiesta , ispirata e motivata dalla Costituzione Italiana, art. 243 ed art. 244 , ed accompagnata dalla volontà cittadina tramite una raccolta firme che superò le 2000 adesioni, fu accolta dall’allora opposizione al governo cittadino e presentata in Consiglio Comunale  dal Consigliere Morabito. Ci fu anche un forte appoggio, con dichiarazioni pubbliche, del consigliere Regionale Del Gobbo che sollecitò la presentazione della mozione. Purtroppo, la mozione di esprorpio fu bocciata dall’allora maggioranza ( che si definiva di “centro-sinistra” ) con motivazioni prive di ogni fondamento.
Poi, qualche mese dopo, le dichiarazioni pubbliche dell’assessore Salvaggio che, a margine della presentazione del nuovo PGT , dichiarava che l’area ex Cral Novaceta sarebbe diventato Parco Pubblico !
Bene l’obiettivo, quello di far diventare quell’area Parco Pubblico, era stato raggiunto ! Poi, un lunghissimo tergiversare, fino alle scorse elezioni che hanno visto punita un’amministrazione pubblica dimostratasi lontana ed arrogante, su molti temi, ed assente nel dialogo con i Cittadini.

No Problem !  L’Associazione Ri-Parco Bene Comune, equidistante politicamente dalle due giunte, ha chiesto ad i nuovi amministratori di onorare le promesse di quando erano all’opposizione e di chiarire la struttura, ad oggi, del PGT.
Abbiamo già incontrato assessori e Sindaca, la Dottoressa Calati, abbiamo rinfrescato la memoria al riconfermato assessore regionale Luca Del Gobbo, ma non abbiamo avuto, ad oggi , alcuna risposta.

Per fortuna che i volontari dell’ associazione continuano, senza soluzione di continuità , l’opera di recupero dell’area. Ricordiamo che i 15.000 m2 di parco, a differenza dell’area Novaceta, non ha subìto mai alcuna pressione inquinante industriale. Stiamo parlando di un’area verde per la quale l’ARPA ( Agenzia Regionale Per l’Ambiente ) ha certificato l’assoluta assenza di agenti inquinanti in  tutta la superfice ex Cral.
Negli ultimi due anni, da un discarica di spazzatura, da pericolese frequentazioni, da luogo di nessuno, da bosco di rovi , è possibile,oggi, ammirare oggi uno spazio pulito e restituito ai Cittadini.
Non proseguiamo oltre la descrizione di ciò che è stato fatto ed ancora di quello che c’è bisogno di fare. La nuova stagione in arrivo porterà ancora tante persone che potranno godersi gli impianti che stiamo recuperando.
Aspettiamo atleti e frequentatori della pista , a sei corsie, dell’atletica. Una pista storica su cui si allenavano atleti di fama internazionale appartenenti alla Società Snia-Viscosa di cui fece parte anche la mitica, medaglia d’oro olimpica, Sara Simeoni. Aspettiamo appassionati del gioco delle bocce ed, innanzitutto aspettiamo ancora tanti e numerosissimi frequentatori delle nostre iniziative, sociali, culturali, di pratiche attività.
Ci rammarica il silenzio delle istituzioni magentine a cui non va “bene”, evidentemente, il Bene Comune  !!!
Mario De Luca